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On the new forcers of Conscience

under the Long Parliament.

B

ECAUSE

you have thrown of your Prelate Lord,

(turgie And with stiff Vowes renounc'd his LiTo feise the widdow'd whore Pluralitie

From them whose fin ye envi’d, not abhor'd, Dare

ye for this adjure the Civill Sword To force our Consciences that Christ set free, And ride us with a classic Hierarchy

Taught ye by meer A. S. and Rotherford ? Men whose Life, Learning, Faith and pure intent

Would have been held in high esteem with Paul

Must now be nam'd and printed Hereticks
By shallow Edwards and Scotch what d'ye call :

But we do hope to find out all your tricks,
Your plots and packing wors then those of Trent,

That so the Parliament May with their wholsom and preventive Shears Clip your Phylacteries, though bauk your Ears,

And succour our just Fears When they shall read this clearly in your charge New Presbyter is but Old Priest writ Large.

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Sonnets.

I.

NIGHTINGALE, that on yon bloomy
Spray

[are still, Warbl'st at eeve, when all the Woods Thou with fresh hope the Lovers heart doft fill,

While the jolly hours lead on propitious May, Thy liquid notes that close the eye of Day,

First heard before the shallow Cuccoo's bill
Portend success in love; O if yove's will

Have linkt that amorous power to thy soft lay, Now timely fing, ere the rude Bird of Hate

Foretell my hopeles doom in fom Grove ny :

As thou from year to year hast sung too late For my relief; yet hadît no reason why,

Whether the Muse, or Love call thee his mate, Both them I serve, and of their train am I.

II.

ONNA leggiadra il cui bel nome honora

L'herbosa val di Rheno, e il nobil varco,
Bene è colui d'ogni valore scarco
Qual tuo spirto gentil non innamora,

Che dolcemente mostra h di fuora

De fui atti soavi giamai parco,
E i don', che fon d'amor saette ed arco.

La onde ľalta tua virtu s'infiora.
Quando tu vaga parli, o lieta canti

Che mover polja duro alpestre legno,

Guardi ciascun a gli occhi, ed a gli orecchi
L'entrata chi di te hi truova indegno;

Gratia fola di su gli vaglia, inanti
Che'l dipo amoroso al cuor s'invecchi.

IO

III.

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UAL in colle aspro, al imbrunir di sera

L'avezza giovinetta pastorella
Va bagnando l'herbetta strana e bella

Che mal fi spande a disufata spera
Fuor di sua natia alma primavera,

Con amor meco insu la lingua fnella
Desta il fior novo di strania favella,

Mentre io di te, vezzosamente altera,
Canto, dal mio buon popol non inteso

E’l bel Tamigi cangio col bel Arno.

Amor lo volse, ed io a l'altrui peso
Seppi ch' Amor cosa mai volse indarno.

Deh! foss' il mio cuor lento e'l duro feno
A chi pianta dal ciel ħ buon terreno.

IO

CANZONE.

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IDONSI donne e giovani amoros

M accostandosi attorno, e perche scrivi,

Perche tu scrivi in lingua ignota e strana Verseggiando d'amor, e come tosi ? Dinne, se la tua speme ha mai vana, E de pensieri lo miglior t arrivi ; Cofi mi van burlando, altri rivi Altri lidi ť aspettan, & altre onde Nelle cui verdi sponde Spuntati ad hor, ad hor a la tua chioma L'immortal guiderdon d'eterne frondi Perche alle spalle tue soverchia foma ?

Canzon dirotti, e tu per me rispondi Dice mia Donna, e'l suo dir, e il mio cuore Questa e lingua di cui si vanta Amore.

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IV.

DIOD

IODATI, e te'l diro con maraviglia,

Quel ritroso io ch’amor spreggiar folea
E de suoi lacci Speso mi ridea

Gia caddi, ov’huom dabben talhor s’impiglia.
Ne treccie d'oro, ne guancia vermiglia

M abbaglian si, ma sotto nova idea
Pellegrina bellezza che'l cuor bea,

Portamenti alti honesti, e nelle ciglia
Quel sereno fulgor d'amabil nero,

Parole adorne di lingua piu d'una,
E’l cantar che di mezzo l'hemispero

10

Traviar ben puo la faticosa Luna,

E degli occhi suoi auventa si gran fuoco
Che l'incerar gli orecchi mi fia poco.

V.

PER
ER certo i bei vostr’occhi, Donna mia

Eser non puo che non fian lo mio fole
Si mi percuoton forte, come ei suole

Per l'arene di Libia chi s'invia,
Mentre un caldo vapor (ne senti pria)

Da quel lato fi spinge ove mi duole,
Che forse amanti nelle lor parole

Chiaman sospir ; io non so che ha fa:
Parte rinchiusa, e turbida fi cela

Scollo mi il petto, e poi n'uscendo poco

Quivi ' attorno o s'agghiaccia, o s'ingiela ; Ma quanto a gli occhi giunge e trovar loco Tutte le notti a me fuol

far piovose Finche mia Alba rivien colma di rose.

IO

VI.

G

IOVANE piano, e semplicetto amante

Poi che fuggir me steso indubbio sono, Madonna a voi del mio cuor l'humil dono

Faro divoto ; io certo a prove tante L'hebbi

fedele, intrepido, costante, De pensieri leggiadro, accorto, e buono ; Quando rugge il gran mondo, e scocca il tuono,

S'arma di se, d'intero diamante, Tanto del forse, e d'invidia sicuro,

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